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Aggiornamento: 4 mar 2021

Molto più di un anno fa, molto prima ancora che il Covid-19 entrasse a far parte dei nostri pensieri, la Robby mi dice che c'è il Black Friday e che non possiamo ASSOLUTAMENTE perdere la fantastica occasione di acquistare la favolosa Instant Pot a un prezzo stracciatissimo. Instant Pot? L'avevo sentita nominare in qualche gruppo paleo e ovviamente, dalla Robby. Feci una breve ricerca e ne dedussi che per cuocere le uova sode potevo continuare a usare il pentolino di sempre. Inoltre cosa ci avrei mai potuto cuocerci non mangiando carne e neppure legumi?

"Ma sei pazza?!" è stata la risposta della dottoressa. "Tutto! Ci puoi cuocere tutto! A bassa temperatura, senza intaccare le proprietà degli alimenti. Oppure a pressione. Ci sono un sacco di gruppi FB dove trovi ricette fantastiche!".

Ah ok, se mantengo inalterate le proprietà del cibo, va bene allora!

La questione "a pressione" non ha mai avuto gran fascino su di me. Mia madre ha sempre sostenuto che fosse pericolosa perché: "E se scoppia?". Urca, scoppia?!

Ma no, ma no che le moderne pentole a pressione non scoppiano! È stato così che quasi vent'anni fa un amico mi convinse ad acquistare (perché, prima dell'avvento dei Black Friday, c'era un'offerta ovviamente imperdibile) la mia prima, e ultima, pentola a pressione. Abitavamo in un appartamento di transizione alle porte di Bologna, in attesa che la nostra casa in collina (quasi montagna, in verità) venisse ristrutturata. Con noi, tre generazioni di gatte: la Nonna, la Mamma, la Bimba (proprio così, una specie di matrioska felina). Un tardo pomeriggio mi decido ad attivare la nuova arrivata tra gli attrezzi da cucina, forse per cuocere dei ceci. Non ero troppo convinta e quindi sono rimasta di fronte alla pentola che bolliva fino a quando, accidenti a lei, ha iniziato a emettere un pauroso fischio. In un battibaleno, io e la matrioska, ci siamo materializzate in camera: loro sotto il letto, per me impossibile. Ho chiuso la porta e ho sperato di non far saltare in aria la casa che non era neppure mia! Finito il famigerato fischio, ho spento il gas e ho decretato la fine della mai nata amicizia fra me e la pentola a pressione.

Dopo quasi un vent'anni di felice cucinare con normalissime pentole, ecco che l'incubo si ripresenta. "Ma dai, questa fa tutto da sola". E vabbè oh, compriamo sta' pentola.

Arriva una scatola enorme, con dentro una specie di astronave. La apro con un certo entusiasmo e tanta curiosità. Finalmente anch'io avrei potuto usare la pentola a pressione. Tanto "fa tutto lei!". La scarto, la guardo, la posiziono.

Intanto arriva Natale e ci ritroviamo, noi satelliti familiari, presso l'astronave madre. Bei tempi, quelli in cui si poteva ancora festeggiare tutti insieme! Comunque, la Vale mi dice che ha perso il coperchio della sua pentola a pressione e ne deve acquistare una nuova.

"Ma dai Vale, non essere antica, la pentola a pressione!!! Suvvia. Ti comprerai l'Instant Pot, no?". Senza averla mai usata, ma piena di quell'entusiasmo ignorante che si ha di fronte alle novità, la convinco!

"Ma dove si compra?".

"Ma in rete naturalmente! Ecco le credenziali per il mio account".

Meno di cinque minuti dopo, la pentola è in partenza verso Padova. Si sveglia il Fratello (mio, e padre della Creatura) e la Vale con grande entusiasmo gli racconta del suo acquisto: "Una bazza, un prezzo ottimo per una pentola fantastica". "Cioè?" dice il Fratello con ancora tracce di sonno nella voce. Ecco, lì non ci siamo tutti trovati d'accordo sulla "bazza".

"Cosaaaaaa??? Tutti quei soldi per una pentola? Una pentola???". E a quel punto capisce: "Ci sei tu dietro - mi apostrofa, ormai completamente sveglio - è sicuramente una tua idea!!!"... Sorvolo sul resto delle imprecazioni.

Bene no, direte voi. Eh no, invece, perché per oltre un anno io e la Vale ci siamo inviate foto del nostro nuovo soprammobile. "Ah, guarda, ce l'hai anche tu? Il mio è proprio uguale!".

Poi la svolta: poco più di tre settimane fa compro i carciofi. Accidenti ci vuole un sacco di tempo a cuocerli... Idea! Cerchiamo una ricetta da fare con il famigerato soprammobile! Trovata, fatta e inviata foto alla Vale che in men che non si dica ha messo in funzione la sua Instant Pot, complice un simpatico video di amatori su YouTube.

Qualche giorno dopo ci sentiamo al telefono per aggiornamenti vari e la Creatura, noblesse oblige, si degna di venire al telefono: "Zia Tritti, ti prego trova una medicina, la mamma è impazzita!"

"Come impazzita? Cosa succede?".

"Parla con la pentola in continuazione, non smette più! È la sua migliore amica, ha detto! Devi assolutamente fare qualcosa".

E così, dopo oltre un anno di fermo, abbiamo messo in funzione la nostra piccola astronave. La Vale entusiasta, non fa che ripetere: "È tanto brava! Ah com'è brava!" e non passa giorno che non la metta in funzione, tanto che la situazione si è ribaltata e adesso è lei che passa ricette a me!

A questo punto vi aspetterete una ricetta da preparare con la Instant Pot. E invece no! Eh no, perché lo sfrigolio della novità mi ha fatto ritornare la voglia di tradizione, marocchina per l'esattezza. Così ho chiesto a Roberto di recuperare il mio tajine da sopra il frigo. Una bella spolverata e via, l'ho rimesso in funzione. Quanti ricordi di viaggi, di sapori, di persone e avventure! Vi regalo questa ricetta, come sempre super facile! Se non avete il tajine verrà bene anche con una pentola normale, sicuramente il risultato sarà strepitoso con la bravissima Instant Pot.

Buon appetito!

Filetti di Pesce al limone

Ingredienti (per 2 persone)

- 1 cipolla dorata (grande)

- 1 cucchiaio di ghee

- 1 limone bio non trattato

- una manciata di olive (quelle che preferite)

- sale q.b.

- pepe di Sichuan q.b.


Preparazione

Mettere sul fondo della pentola il ghee, la cipolla tritata finemente e farla appassire. Aggiungere il pesce (io ho usato del pesce persico, non avevo trovato nient'altro, ma direi che baccalà, branzino o altro vadano bene). Salare, pepare, aggiungere le olive e lasciare andare per qualche minuto a fuoco lento. Lavare e tagliare metà del limone in 4 rondelle che posizionerete sopra i filetti. Grattugiare la scorza dell'altra metà del limone, aggiungere poca acqua sul fondo e coprire la pentola. Cuocere per circa 20 minuti, se necessario, a tempo terminato, scoprire e lasciare asciugare l'acqua per qualche minuto. Et voilà un piatto leggero, bello e naturalmente sano!

Lucia Di Lucca



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La Robby dalla Sardegna chiede dov'è la ricetta della crema di zucca al cioccolato. Nel libro, dico io! No, no va fatto un post, la gente ama i dolci. E allora ecco qui la FAMOSA CREMA DI ZUCCA AL CIOCCOLATO, buona e sana .... e come potrebbe essere il contrario! Buona epifania Appassionati!

Crema di zucca al cioccolato

Ingredienti:

400 gr di zucca

100 gr. di cioccolato fondente minimo 85%

1 cucchiaio di olio di cocco (2 se è liquido)

zucchero (eirtritolo, zucchero di cocco) 1 o 2 cucchiai (anche senza zucchero è perfetta)

1 cucchiaio di polvere di cacao crudo


Preparazione

Cuocere la zucca al forno o al vapore. Quando è ancora calda, aggiungere tutti gli altri ingredienti e frullare.

Può essere usata come farcitura per torte e crostate o come budino caldo o freddo, guarnito con frutti di bosco (per esempio)..... panna (di cocco) così è più chetogenico.

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In questi giorni di pandemia, isolamento, distanziamento non riesco a vedere la mia adorata golden girl e neppure i relativi satelliti familiari e allora, da buon cancro, mi rifugio nei ricordi e me n'è venuto in mente uno pre-creatura, che mi fa sempre ridere.

Quando è arrivata la Vale e parliamo ormai di diversi anni fa, ero già molto presa dai miei deliri dietetico-salutisti e mi dilettavo in cucina di conseguenza, avendo come cavia sempre Roberto. Essendo lui magro (grrrrrrrr), geneticamente, irrimediabilmente magro, tutti pensavano e tutt'ora pensano che sia la povera vittima della sottoscritta, arpia e megera senza eguali. Così si sprecavano i commenti, tra amici e familiari, del tipo "povero Robby, non mangia niente".... "chissà cosa le fa mangiare, poveretto" e via così!

Un giorno la Vale ci dice che le piacerebbe farci conoscere i suoi genitori, romagnoli fino al midollo, grandi estimatori e produttori (la mitica nonna Pina) di tagliatelle, cappelletti e straordinarie piadine di cui, il va sans dire, la Golden Girl è ghiottissima. Bruno (il Super nonno) e la Pina ci invitano a cena, sapendo di noi solo che il "povero" Roberto veniva alimentato a zuppa di verza e nient'altro dalla "kattiffissima" me. Ormai questa cosa che Roberto era tenuto a pane ed acqua era diventata una sacrosanta verità per tutti e a niente servivano le mie rimostranze. Inutile dire che Roberto, pur di rimediare un piatto di tagliatelle o una piadina avrebbe sostenuto e alimentato qualsiasi "voce". E infatti, con aria mesta ed emaciata, annuiva tutte le volte che mio fratello raccontava del poveretto che mangiava solo cavolfiore bollito e zuppa di verza che sono, secondo lui, alimenti di ineguagliabile tristezza.

Quindi, una sera di mezza estate raggiungiamo la quasi neo-coppia in Romagna, dove tutto il satellite ci aspettava per una cena che avrebbe sfamato uno squadrone di adolescenti famelici. C'erano piadine con ogni prelibatezza possibile (forse all'epoca mangiavamo ancora carne, mi pare), tagliatelle al ragù, cappelletti in brodo (e come sennò?) e gli arrosticini.... Verdura? Poca, forse sott'aceto, ma non era una priorità. L'obiettivo era sfamare il povero Roberto. Credo che Bruno non si sia ancora ripreso dalla meraviglia e lo stupore della serata e si stia ancora chiedendo dove possa aver messo tutto quello che Roberto è riuscito a mangiare: un piatto abbondante di tagliatelle, due piatti di cappelletti in brodo, 8, ripeto 8, piadine farcite con tutto quello che trovava in tavola e un imbarazzante numero di arrosticini. Alla domanda "ne vuoi un altro po'?" la risposta era sempre "Sì".

Bruno non si capacitava, la Pina era al settimo cielo, finalmente qualcuno che mangiava senza fare troppe storie, mio fratello e la Vale ridevano. Io non potevo fare altro che osservare ed essere sempre più consapevole che quella serata sarebbe rimasta nella storia dei satelliti familiari come la riprova che il poveretto, effettivamente, pativa. Ricordo Bruno che, fra l'esterrefatto e il divertito, continuava a ripetere "ancora? ancora mangi? Eh ma dove la metti tutta sta' roba!".

Qualche tempo più tardi ci siamo trasferiti nella nostra casa in collina e decidiamo di ricambiare l'invito: tutti i satelliti familiari riuniti per un pranzo in giardino. Bruno e la Pina arrivarono, superfighi, con una moto gigantesca, abbigliamento ad hoc e addirittura i microfoni nel casco per comunicare durante il viaggio. Che fighi questi romagnoli!!!!

Per contro, la nonna Gianna e il nonno Franco, pragmatici, erano arrivati la sera prima armati di pentole (perché metti che avessi preparato solo la famigerata zuppa di verza??) e cesoie per potare le rose, sulla fedelissima Polo bianca.

Accogliamo i nostri amati satelliti, li accompagniamo nella consueta visita della casa e poi di tutte le dimore del borgo, il giardino, i boschi e finalmente arriva l'ora del pranzo. Chi mi conosce sa quanto io mi possa essere prodigata, ma in famiglia avevo e continuo ad avere questa fama di una che tiene tutti a stecchetto anche nelle feste comandate. In più, la voce corrente era che a casa nostra si mangiasse solo verdura bollita.

I commensali si siedono e vedo, con un po' di stupore, che Bruno inizia a mangiare con un certo appetito: salame, formaggio, le olive, forse una torta salata, grissini, pane. Allora penso che forse il viaggio, effettivamente un po' lungo, lo avesse stancato e gli avesse messo un certo appetito, ma la Vale mi aveva detto "no, stai tranquilla, mio babbo è uno che mangia poco!". Alla faccia!!! Non smetteva più, ero decisamente stupita, ma anche felice. Evidentemente avevo fatto le scelte giuste.

Dopo circa una mezz'oretta, quando tutto l'aperitivo e gli antipasti erano stati spazzolati, tolgo i piattini e apparecchio con nuovi piatti, più grandi, per le portate principali.

A quel punto vedo Bruno che strabuzza gli occhi e mi chiede "beh, e adesso cosa fai?". Con malcelato stupore dico "porto il primo, no?". E lui, "come il primo, perché non era tutto qui?". "Ma certo che no! Ti pare?" rispondo io, mentre tutti iniziano a ridere. Bruno, ormai certo del fatto che a casa mia non si mangiasse proprio visto l'exploit di Roberto a quella cena di una sera di mezza estate, si era messo avanti con i lavori e prima di vedere sparecchiare, certo che non ci sarebbe stato nulla a seguire, si era ben bene riempito!

Ancora oggi, quando qualche volta in estate andiamo a trovarli al campeggio dove fanno i nonni a tempo pieno, se porto un dolce o qualcos'altro, Bruno chiede sempre "ma l'hai fatto tu?.... Sul serio?", sempre incredulo e stupito!

A riprova del fatto che invece cucino, mangio e alimento anche "l'emaciato" Roberto, vi propongo una ricetta facile, gustosa e naturalmente sana. Questa è dedicata alla Vale e alla mia adorata nipote che ha scoperto la meraviglia dei pancake e al mitico satellite di Romagna.

Buon appetito!


Crêpes di Bretagna

Ingredienti (per 6/crêpes):

100 g di grano saraceno (in alternativa si possono fare anche con farina di miglio ed evitare così le famigerate lectine)

2 uova

150 ml di acqua

1 pizzico di sale di Cervia

10 g (1 cucchiaio allo stato liquido) di olio di cocco

olio di cocco o ghee per la cottura


Procedimento

In una ciotola mettere la farina e il sale, aggiungere l’acqua, le uova e l’olio di cocco. Mescolare con una frusta o un frullino elettrico per evitare la formazione di grumi. Lasciare riposare la pastella per 30 minuti.

Scaldare una padella unta con olio di cocco o ghee, versare una quantità di pastella che ricopra il fondo della vostra padella e per ottenere una crêpe sottile. Cuocere per 2-3 minuti da un lato e poi girarla per cuocere l’altro lato.

Impilare le crespelle in un piatto frapponendo un foglio di carta forno (non trattata) tra una e l’altra per non farle attaccare tra loro.

Potete farcire le crêpes con ricotta di siero di capra, uova in camicia e avocado, tartare di salmone selvaggio e insalatina di finocchi, arancio e olive nere o con quello che vi viene in mente!

Lucia Di Lucca




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