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Maturare è inevitabile, invecchiare è opzionale

Aggiornamento: 7 ott 2020

“L’età è quella che pensi che sia. Si è vecchi quanto si pensa di esserlo” (Muhammad Ali)


Dico da sempre che per me l’anagrafe è un concetto mentale privo di senso; chi mi conosce sa infatti che da molti anni invito gli amici a festeggiare il mio 36° compleanno e non lo considero uno scherzo ma quello che io percepisco nelle mie cellule. Per me è sempre stata un’intuizione innata, ma le nuove scoperte della fisica e della biologia stanno dimostrando che è così. Del resto, basta guardarsi intorno per vedere quarantenni che sembrano nostra nonna e sessantenni che possono sfilare come modelle e non per effetto della devastante chirurgia antiestetica.


Che cosa fa la differenza? La maggior parte di noi è portata a dire che si tratti di genetica e che l’eterna giovinezza sia un dono che la natura elargisce in modo capriccioso e ingiusto. Invece no, la scienza ci dimostra in modo inequivocabile che i geni influiscono al massimo per un 20-30%: tutto il resto è epigenetica, cioè ambiente.

Epigenetica vuol dire sana alimentazione, pochissimi carboidrati che sono all’origine dei famigerati AGE (Advanced Glycation end Products), molecole che derivano dal legame del glucosio con le proteine e i lipidi e che il nostro organismo non riesce a smaltire a sufficienza, per cui si accumulano nei tessuti come prodotti di scarto; non eccedere con le proteine, consumare tanta verdura, poca frutta e molti grassi buoni. Vuol dire integrare in maniera corretta i nutrienti di cui abbiamo bisogno. Vuol dire attività fisica regolare, di entità moderata; vuol dire disintossicare periodicamente il nostro corpo dalle tossine che accumuliamo; vuol dire coltivare sane relazioni; vuol dire imparare a gestire correttamente lo stress (che è ineliminabile, ma possiamo eliminare o ridurre i danni che provoca sul nostro organismo se sappiamo farlo); vuol dire soprattutto avere la chiara percezione che la nostra vita abbia un senso e che siamo qui per qualcosa.


Ma epigenetica sono anche le nostre credenze. La fisica quantistica già dagli anni 20 del secolo scorso ha dimostrato come tutti i fenomeni siano influenzati dall’osservatore, e molti anni dopo il biologo Bruce Lipton l’ha provato sperimentalmente anche nei sistemi cellulari. Se noi crediamo che ogni doloretto che ci viene fuori sia dovuto alla vecchiaia, le nostre cellule recepiranno il messaggio e invecchieranno. Se pensiamo che dopo una certa età non possiamo più fare certe cose, il corpo ci asseconderà e non saremo più capaci di farle. Se pensiamo che la menopausa sia la fine della vita sessuale e sia l’inizio della decrepitezza, succederà esattamente così. Se riteniamo inevitabile il declino della memoria, della forza, dell’intelligenza, tutto questo non potrà che avvenire, perché la nostra biografia (cioè l’insieme delle nostre esperienze e delle credenze che ne derivano) diventa la nostra biologia (C.Myss).

Ricordiamolo, siamo esattamente ciò che pensiamo di essere! La nostra cultura, il nostro ambiente, la nostra storia ci hanno abituati a considerare veri degli assiomi che non lo sono affatto, tanto che il mondo è pieno di individui che ogni giorno dimostrano il contrario. In un suo libro Gregg Braden cita un esempio illuminante. Per oltre un secolo si era ritenuto impossibile superare il tetto di 4 minuti nella corsa su un miglio e sebbene ci fossero stati lievi miglioramenti del record di Westhall del 1852, nessuno aveva mai infranto questo limite. Poi nel 1954 Roger Bannister corse in 3’59’’4, di fatto abbattendo un muro psicologico: infatti meno di 8 settimane dopo il record fu nuovamente battuto. Ciò che non era avvenuto per 106 anni si era verificato due volte in due mesi e da allora è successo molte altre volte. Demolire la credenza che tale risultato fosse impossibile ha dato ad altri la fiducia per farlo. Quante guarigioni impossibili conosciamo? Io ne conosco molte, e quasi sempre di persone che non hanno creduto a prognosi sfavorevoli e hanno avuto la certezza interiore di riuscire a guarire. Se non ci facciamo condizionare da diagnosi, amici, parenti, giornali, dott. Google e cuggini vari ma seguiamo la nostra intuizione più profonda possiamo sempre accedere a quello che si chiama miracolo, che non è altro che un fenomeno ordinario che i mezzi scientifici attuali non ci permettono di spiegare. Scardinare le credenze negative può permetterci di arrivare sani, lucidi e in forma ai 120 anni , secondo molte tradizioni il limite naturale dell’esistenza umana (anche se in realtà un recente studio- in parte italiano- sembra suggerire che questo limite possa essere ancora più avanti o non esistere addirittura).


Una delle tecniche più potenti per ringiovanire le nostre cellule è il digiuno.

Non solo, la chetosi che esso provoca è il più potente mezzo per mantenere l’efficienza neuronale e per la prevenzione delle malattie neurodegenerative; è inoltre la migliore terapia per ridurre l’insulinoresistenza, alla base della sindrome metabolica, quindi di obesità, ipertensione, dislipidemia, diabete e delle loro conseguenze cardiovascolari.

Il digiuno mi ha sempre affascinata, a maggior ragione da quando ho incominciato a leggere le ricerche, che negli ultimi anni sono diventate veramente copiose, sui suoi immensi benefici come terapia antiage, oltre che di prevenzione di quasi tutte le malattie.

Come tutti, però, pensavo che fosse una cosa interessantissima ma fuori dalla mia portata.

Infatti, fin dai tempi in cui vivevamo nelle caverne, noi siamo portati a cercare di accumulare più risorse energetiche possibili (è il motivo per cui ci attraggono i cibi ricchi di calorie, grassi e dolci) e ci atterrisce in modo viscerale il pensiero di non avere cibo a disposizione. Il nostro DNA è ancora quello dei nostri progenitori cacciatori-raccoglitori, che, come sappiamo, dovevano affrontare ogni giorno il problema di procacciarsi qualcosa da mettere sotto i denti, non essendo ancora stati inventati supermercati e fast food. L’idea di rinunciare volontariamente al piacere del cibo è qualcosa che ci sembra appannaggio di mistici o eccentrici.


Quello che mi ha portato ad approcciarmi al digiuno in modo più possibilista è stato leggere il lavoro di Valter Longo e scoprire il suo programma di dieta mima digiuno. Questo biochimico, italiano di nascita ma americano di formazione, che Time ha inserito fra i 50 scienziati più influenti del mondo nel 2018, e che attualmente è considerato il maggior esperto mondiale del digiuno, ha cercato di conciliare i benefici di questa antichissima pratica terapeutica (non a caso praticata in tutte le religioni e culture tradizionali del mondo) con le difficoltà a metterla in pratica. Dai suoi studi è nato un programma di 5 giorni che permette di ottenere l’effetto metabolico del digiuno pur mangiando, seppure con una forte restrizione calorica e soprattutto proteica e glucidica.

Questa mi è sembrata subito un’opzione più fattibile e infatti negli ultimi quattro anni l’ho applicata con regolarità, a cadenza bimestrale e con pochissima fatica, non solo mia ma anche di tutte le persone che ho seguito.

Una volta superato questo scoglio psicologico poi ho deciso di buttarmi in una full immersion e nell’inverno del 2018 me ne sono andata alla clinica Buchinger, nel nord della Germania, per due settimane di digiuno totale. Avevo una gran paura ma anche una curiosità infinita di vedere gli effetti di una chetosi profonda e prolungata. Non posso che definirla un’esperienza esaltante. Dopo i primi 2-3 giorni un po’ difficili la fame scompare completamente (pare che nelle donne questo effetto sia più rapido e marcato che negli uomini per l’abbassamento maggiore dell’ormone grelina- forse perché nella storia noi donne abbiamo sempre dovuto lasciare la priorità del cibo a uomini e bambini?) e arriva un’energia e una lucidità mentale impressionante. Ogni giorno facevo 2 ore di yoga e 10 km di camminata nei boschi e se non fosse stato per il freddo insopportabile ne avrei potuti fare molti di più. Alla fine ho addirittura chiesto di posticipare di un giorno la rialimentazione perché stavo vivendo una condizione talmente magica che mi dispiaceva interromperla. Da allora, ogni anno è un appuntamento fisso e spero lo sarà anche nel 2021, Covid permettendo.


Insomma, questo è un invito e un incoraggiamento a provarci. Cominciate magari con un digiuno intermittente, oppure un semidigiuno dalle 15 fino alla mattina successiva, oppure mangiando in una finestra di 9 ore. Sperimentate e osservate cosa succede al vostro corpo. Se vi sentite bene, provate ad allungare e venite a fare una mima digiuno in uno dei ritiri che organizziamo.

I risultati su sindrome metabolica, diabete, malattie autoimmuni sono già ampiamente pubblicati, molte altre sperimentazioni sono in corso in tutto il mondo. L’effetto anti invecchiamento e protettivo nei confronti delle malattie neurodegenerative altrettanto evidente.

Non vi resta che provare!






Per approfondire consiglio:

Martinez M. The mindbody code. Impara la longevità. Macroedizioni, 2018

Myss C. Anatomia dello Spirito. Anima Edizioni, 2011

Lipton B. La biologia delle credenze. Macroedizioni, 2005

Braden G. La guarigione spontanea delle credenze. Macroedizioni, 2008

Brandhorst S, Choi IY, Wei M, et al. A Periodic Diet that Mimics Fasting Promotes Multi-System Regeneration, Enhanced Cognitive Performance, and Healthspan. Cell Metab. 2015;22(1):86-99

Martin B, Mattson MP, Maudsley S. Caloric restriction and intermittent fasting: two potential diets for successful brain aging. Ageing Res Rev. 2006 Aug;5(3):332-53

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