Donna e Testosterone, una coppia vincente
- LaRobby

- 30 nov 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Se dovessi scegliere gli ormoni che negli anni mi hanno dato le maggiori soddisfazioni come terapeuta, non avrei dubbi nell’indicare il progesterone e il testosterone.
Se il progesterone riporta calma, serenità, sonno perduto con l’avvicinarsi della menopausa o anche solo in fase premestruale, il testosterone restituisce il desiderio sessuale, la determinazione, l’energia, la grinta e la forza muscolare che decenni di stress cronico hanno sottratto.
Purtroppo quando si parla di terapia ormonale sostitutiva ci si dimentica spesso di quanto importante sia il testosterone per il benessere femminile, oltre che per quello (scontato) dei maschietti. Infatti, nonostante il testosterone sia l’ormone maschile per antonomasia e la sua produzione nella donna sia circa un decimo di quella dell’uomo, è comunque l’ormone sessuale più abbondante dal punto di vista quantitativo nel corpo femminile, con valori di gran lunga superiori a quelli degli estrogeni: ovvio quindi che non si possa trattare di una molecola di secondo piano per la salute e il benessere.
I suoi livelli tendono a decrescere con l’età e in epoca perimenopausale di solito sono la metà o un terzo di quelli dei vent’anni, sebbene non tutte le donne vadano incontro a questa carenza e, anzi, per alcune i livelli aumentino, a causa di un incremento della produzione ovarica, sotto lo stimolo degli alti valori di LH della menopausa. In queste pazienti, peraltro rare, compaiono allora acne, irsutismo soprattutto al volto, diradamento dei capelli e abbassamento del tono della voce.
Il testosterone deriva in parti uguali da ovaie e surreni; una parte di esso è convertito in estrogeni, nell’ovaio e nel tessuto adiposo, mentre l’altra parte agisce come ormone anabolico, responsabile del mantenimento di un buon tono muscolare, osseo e del desiderio sessuale.
Quando una donna arriva alla menopausa in quella situazione definita come esaurimento surrenalico, nella quale il surrene, impegnato a lungo in una iperproduzione di cortisolo per far fronte allo stress cronico, è incapace di compensare la ridotta secrezione ovarica, il livello di testosterone spesso precipita, provocando la comparsa di sintomi caratteristici, in primis crollo della libido e in generale dell’energia vitale. Ancora di più, eventi quali l’asportazione chirurgica delle ovaie, la chemioterapia e le malattie autoimmuni possono portare a un significativo e brusco calo della produzione di testosterone.

Testosterone e sessualità
Ci sono pochi dubbi che il deficit di testosterone sia la causa principale di quello che è chiamato tecnicamente “desiderio sessuale ipoattivo”, cioè il calo della libido. Tuttavia, i sintomi possono possono essere comuni anche al deficit di progesterone o alla ipofunzione della tiroide; questi ormoni inoltre interagiscono fra loro in modo complesso: ad esempio la dominanza estrogenica aumenta i livelli di SHBG, le proteine che legano e inattivano gli ormoni sessuali, e quindi riduce la frazione attiva di testosterone, mentre il progesterone esercita un’azione opposta; analogamente, gli estrogeni non bilanciati inibiscono l’attività della tiroide, il che può manifestarsi con sintomi molto simili al deficit di testosterone.
Tutto questo per spiegare almeno in parte le situazioni nelle quali la sua supplementazione non risulta efficace; il deficit di testosterone andrebbe infatti documentato con il dosaggio della frazione libera dell’ormone, ematica o salivare. Un utile indicatore della carenza di androgeni, anche più affidabile degli esami ematici, è il diradamento o la crescita rallentata della peluria, soprattutto pubica, che a volte raggiunge i livelli di una vera e propria alopecia.
In questi casi, la sua integrazione determina non solo un notevole miglioramento del desiderio e della sessualità in generale (facilità all’insorgenza dell’eccitazione, qualità e numero degli orgasmi, intensità delle fantasie sessuali, sensibilità delle zone erogene), ma l’applicazione topica a livello genitale favorisce il trofismo della mucosa, la lubrificazione e la scomparsa del dolore ai rapporti legato all’atrofia vulvovaginale.
Testosterone e rischio cardiovascolare
Vari lavori hanno correlato una carenza di testosterone e di ormoni androgeni in generale con un aumento del rischio cardiovascolare. In dosi fisiologiche il testosterone ha un effetto positivo sul tono vasomotorio, sulla funzionalità della parete dei vasi e sulle resistenze vascolari, cosa che si traduce in maggiore efficienza del sistema.
I dati della letteratura suggeriscono che bassi livelli di testosterone siano associati a maggior probabilità di malattia aterosclerotica carotidea, eventi ischemici e mortalità totale. Sembra tuttavia che anche concentrazioni troppo alte dell’ormone abbiano le stesse conseguenze, suggerendo come sempre che è il bilanciamento ottimale fra gli ormoni a garantire la salute.
La somministrazione di testosterone bioidentico per via transdermica non solo non ha dimostrato alcun peggioramento degli indicatori di rischio cardiovascolare (proteina C reattiva, proteine della coagulazione, assetto lipidico, insulinoresistenza ecc.) ma in un piccolo studio con donne con cardiopatia preesistente ha migliorato le risposte ai test utilizzati per stabilire la prognosi della malattia.
Testosterone e funzione cognitiva
La carenza di testosterone causa mancanza di energia, di motivazione, depressione e vuoti di memoria. Sebbene il meccanismo esatto d’azione a livello cerebrale non sia stato chiarito, la maggior parte degli studi concorda con il fatto che il testosterone abbia effetto ansiolitico, antidepressivo, migliori la memoria, l’apprendimento verbale e le abilità spaziali.
Questi effetti sono presenti anche in donne in terapia con inibitori dell’aromatasi per tumore mammario, quindi non sono dipendenti dalla conversione in estrogeni ma legati all’ormone in quanto tale.
Non a caso, uno dei riscontri più frequenti che ricevo dalle pazienti è il miglioramento del tono dell’umore, della voglia di fare, della lucidità mentale, della forza fisica e psicologica che erano andati a diminuire, a volte progressivamente, a volte bruscamente, nel tempo.
Studi in vitro, su animali e in pazienti con malattie neurodegenerative sembrano suggerire un ruolo protettivo importante del testosterone in prevenzione e un suo potenziale terapeutico in varie malattie neurologiche e neuropsichiatriche.
Testosterone e salute muscoloscheletrica
Negli anni che precedono la menopausa, basse concentrazioni di testosterone libero sono associate a un significativo declino della densità minerale ossea (BMD), mentre alte concentrazioni di testosterone nelle donne di età superiore a 66 anni si riscontrano in quelle con migliori valori di BMD e con minor incidenza di fratture dell’anca, nelle quali si osserva anche più massa magra e forza muscolare, con minore quota di grasso.
Questi risultati sono legati in parte ad un effetto diretto del testosterone, che ha recettori negli osteoblasti e negli osteociti (cellule che compongono la maggior parte del tessuto osseo), in parte alla aromatizzazione del testosterone a estrogeni.
La somministrazione di testosterone bioidentico migliora il rapporto massa magra/massa grassa, la densità ossea, la forza e aumenta i fattori di crescita muscolari, nonché le prestazioni ai test di attività fisica.
Testosterone e cancro
I recettori del testosterone situati nelle cellule mammarie ne riducono l’attività proliferativa; tuttavia il testosterone può convertirsi a estradiolo, con effetto opposto. Ciò nonostante, vari lavori hanno dimostrato una ridotta incidenza di tumore al seno con la supplementazione dell’ormone e una riduzione nel tasso di recidiva in pazienti già operate e in terapia con inibitori dell’aromatasi.
Non solo, la somministrazione di testosterone a donne con cancro metastatico della mammella, che non rispondevano più alle abituali terapie ormonali, ha dimostrato una significativa attività terapeutica (regressione nel 17% e stabilizzazione nel 41%).
Data l’elevata efficacia nell’alleviare o risolvere la sintomatologia genitourinaria, con il suo correlato di difficoltà nella vita sessuale, problematica quasi sempre presente in menopausa ma spesso drammatica nel trattamento con gli inibitori dell’aromatasi, il testosterone bioidentico per uso topico è una grande risorsa che può agire su più piani, incluso quello della motivazione, dell’autostima e del rapporto di coppia.
La prescrizione di testosterone in giovani donne con tumore mammario in terapia estrogeno soppressiva consente un recupero della normale sessualità, un aspetto di importanza non secondaria in un’ottica PNEI (psico-neuro-endocrino-immunitaria), che comporta pertanto benefici non solo psichici ma anche sulle difese immunitarie.
Nessuna associazione è stata dimostrata fra terapia a base di testosterone e rischio di cancro dell’endometrio, sul quale il testosterone ha azione antiproliferativa.
Rischi ed effetti collaterali
Le osservazioni di aumento di rischio coronarico con l’utilizzo di testosterone si riferiscono a un utilizzo di derivati sintetici ad alto dosaggio a fini anabolizzanti.
Mentre con questi prodotti sono comuni diversi effetti virilizzanti, il testosterone bioidentico ai bassi livelli impiegati abitualmente è praticamente privo di effetti collaterali, se si esclude a volte la comparsa di lieve acne, di peluria o di seborrea, facilmente risolvibili con una breve sospensione o riduzione del dosaggio.
In Italia il testosterone naturale è disponibile solo come preparazione galenica, con necessità di ricetta medica non ripetibile e prescrivibile solo da alcuni specialisti. Si possono usare varie formulazioni, ma personalmente prediligo la crema per uso topico vulvovaginale, che associa all’effetto sistemico quello locale, con beneficio massimo per l’attività sessuale, e con l’ulteriore vantaggio dell’evitare il primo passaggio epatico.
Voglio sottolineare una cosa a mio avviso fondamentale, anche se oggi, con la moda degli ormoni spacciati per panacea per tutti i mali, elisir di giovinezza e integrazione imprescindibile per non diventare vecchi catorci, viene spesso sottaciuta.
Il nostro corpo è una macchina perfetta, che l’evoluzione e la natura hanno reso assolutamente in grado di compensare e adattarsi a qualunque cambiamento fisiologico, che sia la pubertà, la gravidanza, l’allattamento o il climaterio. Non a caso, come riportano le ricerche di numerosi antropologi, le popolazioni che vivono allo stato naturale (purtroppo ormai quasi scomparse) non riportano nei loro idiomi nemmeno i termini per definire i disturbi della menopausa.
Tuttavia, poiché viviamo in un modo del tutto innaturale, fra vita sedentaria, stress cronico e aggressioni di ogni tipo (alimentari, da inquinanti ambientali, campi elettromagnetici, farmaci e così via), se fino ad una certa età gli ormoni sessuali ci hanno garantito una certa protezione, il momento in cui questi vengono meno è spesso il momento in cui il corpo ci presenta il conto sotto forma di disfunzioni e sintomi.
Non è qualcosa di inevitabile, e spesso chi ha uno stile di vita corretto (ricordiamo per esempio che uno dei migliori stimoli alla produzione endogena di testosterone è l’attività fisica, specie quella di carico) non manifesta alcun problema. Quando questo però non avviene, la supplementazione e il riequilibrio ormonale, ai giusti dosaggi e con gli ormoni corretti, è una stampella intelligente che ci consente di continuare a camminare. Se non abbiamo una gamba rotta non ci occorre nulla, ma se ce l’abbiamo è fantastico sapere che possiamo comunque continuare a muoverci in autonomia.
Affinché la menopausa non significhi la fine del desiderio ma, come dice la poetessa Alda Merini, rappresenti il “periodo dorato dell’amore”, a volte può servire un supporto ormonale, altre volte occorrono interventi più complessi che coinvolgano tutta la sfera PNEI: supporto psicoterapico, correzioni alimentari e di stile di vita, apprendimento di tecniche di gestione dello stress, miglioramento di quantità e qualità del sonno, esposizione alla luce naturale, allenamento fisico e così via.
In ogni caso, non rassegniamoci ad accettare la perdita della libido come un prezzo inevitabile da pagare all’età.
Per approfondire, consiglio la lettura del libro mio e di Monica Bertoletti “Menopausa – Il tempo ritrovato”, disponibile su Amazon (edizione Kindle) o sul sito dell’editore: Edizioni Universo.






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