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Endometriosi: la terza via alla cura

  • Immagine del redattore: LaRobby
    LaRobby
  • 4 ago
  • Tempo di lettura: 9 min

Fra le malattie ginecologiche attualmente in crescita esponenziale, l’endometriosi riveste il ruolo di protagonista assoluta. Vediamo quindi lo stato delle conoscenze su questa patologia sempre più diffusa e tuttavia in gran parte ancora molto misteriosa.


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Che cos’è l’endometriosi?

Definiamo endometriosi la presenza di aree di tessuto endometriale (la mucosa che riveste la cavità uterina) in sedi anomale, in genere all’interno della pelvi ma a volte anche in organi distanti.

Poiché queste aree si comportano come l’endometrio “normale”, risentono dell’azione degli ormoni e quindi si ispessiscono in fase premestruale e si sfaldano durante il ciclo, dando luogo a sanguinamenti che creano infiammazione e dolore e (nel caso di impianto ovarico) alla formazione di cisti caratteristiche, definite cioccolata per la presenza di sangue scuro coagulato al loro interno.

Il dolore e l’infertilità sono i due sintomi più comuni; in genere il dolore all'inizio si limita a un paio di giorni durante il ciclo, per aggravarsi con l'andar del tempo. Molto comune è il dolore ai rapporti sessuali, soprattutto se sono presenti impianti nello spazio retto-uterino.

Si calcola che circa il 40% delle donne con endometriosi abbia problemi di fertilità. Questa può essere causata dalle aderenze ma anche da mediatori chimici infiammatori presenti a livello genitale che possono impedire concepimento e impianto. Tuttavia al momento non è neanche del tutto certo, se non in casi particolari, che l'endometriosi sia causa di sterilità: la frequente associazione dei due problemi potrebbe anche essere dovuta alla presenza di una causa comune delle due condizioni.

La diagnosi certa di endometriosi è solo istologica, su campioni prelevati tramite laparoscopia. Tuttavia le attuali tecniche di diagnostica per immagini (ecografie di II livello, RM, TAC) consentono di porre diagnosi con elevatissimo margine di probabilità, rendendo necessaria la laparoscopia solo ai fini terapeutici.

In caso di endometriosi di stadio avanzato spesso già la semplice visita ginecologica può essere altamente indicativa, a causa della scarsa mobilità degli organi, inglobati in una rete di aderenze, e della dolorabilità evocata dalla pressione in alcuni punti.

Secondo alcuni autori l'endometriosi è presente in una certa misura in tutte le donne ed è in effetti molto frequente scoprire dei focolai in persone totalmente asintomatiche nel corso di interventi chirurgici eseguiti per altre ragioni.

 

Quali sono le cause dell’endometriosi?

Dicevo che l'endometriosi è una malattia ancora misteriosa: in effetti sulle sue cause abbiamo solo ipotesi ma nessuna certezza.

La teoria più famosa sulla sua origine è quella di Sampson o della mestruazione retrograda, che può dar luogo a un autotrapianto di tessuto endometriale, ma è una teoria che non si applica a tutti i casi (per esempio il riscontro, raro ma possibile, di endometriosi in bambine prepuberi o addirittura in feti). Inoltre, è documentato che il flusso retrogrado possa presentarsi in tutte le donne in età fertile, ma solamente in alcune si manifesti la patologia.

Secondo altre teorie, cellule embrionali progenitrici di quelle endometriali sono normalmente presenti nella pelvi e si differenziano in cellule mature per stimoli irritativi di varia natura: ormonali (poche gravidanze e tardive con predominanza estrogenica), xenoestrogeniche (pesticidi, plastiche, ormoni somministrati agli animali da allevamento), infiammatorie.

Si ipotizza che una disfunzione immunitaria possa favorire questi impianti e in effetti l’associazione molto comune dell’endometriosi con malattie autoimmuni fa pensare a una possibile alterazione a questo livello.

La frequente presenza di endometriosi in più membri della stessa famiglia suggerisce la presenza di un particolare assetto genetico, ma in realtà ciò che appare sempre più chiaro è il fatto che l'endometriosi sia una malattia epigenetica multifattoriale, che si sviluppa per interazione di una predisposizione genetica con fattori ambientali (tossine, alimentazione scorretta, stile di vita sedentario, stress cronico, alterazioni del ritmo sonno veglia).

In questa modulazione epigenetica intervengono senza dubbio il microbiota intestinale, l'infiammazione cronica di basso grado, le alterazioni ormonali, l’iperglicemia e l’iperinsulinismo, lo squilibrio degli eicosanoidi (ormoni derivanti dagli acidi grassi polinsaturi omega 3 e 6).

 

Endometriosi come messaggio del corpo?

Dal punto di vista simbolico, “l'endometriosi è la malattia della rivalità. Quando i bisogni emotivi di una donna entrano in conflitto con le richieste del mondo esterno, l'endometriosi è uno dei mezzi attraverso i quali il corpo chiede a una donna di affrontare il problema”, sostiene la ginecologa americana Christiane Northrup. Spesso le donne con endometriosi sono persone che non si concedono una sosta e raramente sono in armonia con i loro bisogni e desideri più profondi.

L'enorme aumento di questa patologia è sicuramente in parte legata alle migliorate tecniche diagnostiche, in parte alle nostre abitudini di vita sfavorevoli in senso evolutivo (alimentazione, vita sedentaria, tossici ambientali ecc), ma quanto è anche dovuto al nostro cambiamento di ruolo nella società? Agli enormi doveri che ci siamo accollate insieme a quelli che manteniamo nell'ambito familiare? Alla nostra voglia di essere competitive e performanti a scapito delle vere esigenze del nostro corpo?Potrebbe essere che l’endometriosi sia il tentativo disperato di non farci dimenticare la nostra femminilità e il nostro bisogno di cure?Il grido di allarme che ci impone una svolta nella nostra vita, segnalandoci ciò che non va?

Impossibile dare una risposta certa, ma è importante a mio avviso farci anche queste domande.

 

Come si cura l’endometriosi?

Parlando di terapia, l’endometriosi viene classicamente affrontata con la chirurgia o con la terapia ormonale, a volte da sole, a volte in associazione fra loro.

Si parla troppo poco però della possibilità di affiancare a questi trattamenti, peraltro spesso indispensabili, una strategia più olistica e che agisca sui fattori causali della malattia, secondo quelle che sono le conoscenze attuali. In questo ambito la messa a punto di un corretto stile di vita è la chiave fondamentale.

 

La terapia olistica

Come possiamo intervenire quindi, in senso preventivo e terapeutico? Le possibilità sono davvero tante e naturalmente vanno valutate caso per caso.

Sull’argomento si potrebbe scrivere un trattato, ma in sintesi gli aspetti principali sui quali possiamo e dobbiamo intervenire sono:

1) Riequilibrio del microbiota con alimentazione adeguata, ricca di fibre, senza alimenti animali da allevamenti intensivi, senza zuccheri e latticini, cibi industriali (anche bio!), raffinati e lavorati. Può essere utile e spesso indispensabile anche un apporto di prebiotici e probiotici, da valutare con il terapeuta.

2) Riduzione dell’assunzione di xenoestrogeni: ormoni somministrati agli animali, pesticidi, conservanti, inquinanti ambientali, plastiche (acqua in bottiglia!), alimenti e COSMETICI (spesso non considerati: la pelle assorbe come e più dell’intestino!) non biologici e con additivi

3) Sostegno degli organi emuntori con appropriata detossificazione (intestino, fegato, reni, pelle, polmoni), drenaggio dei metalli tossici con vari presidi quali pectina a basso peso molecolare, clorella, tintura madre di coriandolo ecc.

4) Riduzione dell’indice glicemico e insulinemico. Ricordo che l'insulina abbassa i livelli di SHBG, le proteine che trasportano gli ormoni sessuali, aumentando di fatto la biodisponibilità degli estrogeni. Inoltre l'insulina favorisce l’infiammazione, aumentando la percezione del dolore, aumenta l'attività dell’enzima aromatasi (quindi la produzione di estrogeni) e aumenta la produzione di testosterone (in ultima analisi ancora quella di estrogeni, tramite l’aromatasi). Quindi è fondamentale ridurre al minimo i carboidrati, assumendoli solo dalla verdura e in minima parte dalla frutta. Cereali molto sporadicamente e con abbondanti grassi (olio evo, ghee, cocco) per rallentarne l'assorbimento, meglio se lasciati in frigorifero almeno 24 ore per rendere l’amido meno digeribile (il microbiota intestinale ringrazia e il pancreas pure). Il glutine ha una forte azione infiammatoria sull’intestino e la sua eliminazione determina molto spesso la scomparsa o la drastica riduzione del dolore, secondo alcuni studi nel 75% dei casi. Anche per questo, niente latticini vaccini, fortemente insulinogenici e infiammatori. Ricordo che l’alcool è un carboidrato a rapido assorbimento!

5) Riduzione dei fattori di crescita, il che coincide in gran parte con il punto precedente (l’insulina stimola la produzione di IGF-1, le proteine quella del GH, ormone della crescita). Utili periodici periodi di digiuno (totale o parziale) che lavorano come detossificanti, insulinosensibilizzanti e riduttori dei fattori di crescita.

6) Riparazione della permeabilità intestinale, eliminando i soliti latticini e glutine, oltre naturalmente a tutto quanto detto sopra.

7) Riequilibrio degli eicosanoidi: evitare o ridurre gli alimenti ricchi di acido arachidonico e aumentare il consumo di grassi sani. Evitare ovviamente margarine e altri grassi trans (cibi industriali)

8) Attività fisica regolare, per regolarizzare l’iperinsulinismo ma anche per ottimizzare il funzionamento del sistema immunitario. Ricordiamoci che evolutivamente siamo esseri costruiti per il movimento, non per stare seduti davanti a un pc o a uno schermo televisivo.

9) Appropriata integrazione di vitamina D, E, A, K, vitamine del gruppo B, magnesio, selenio, zinco (da valutare con il terapeuta). Utile inositolo ed eventualmente cromo se presente resistenza insulinica. Riequilibrio del rapporto omega 3/6 con supplementazione di omega 3 se necessario.

10) Regolarizzare i ritmi circadiani rispettando un periodo di riposo notturno di almeno 7 ore. Nel caso in cui sia presente difficoltà all’addormentamento, evitare di utilizzare schermi di computer, cellulari e tablet dopo il tramonto, oppure indossare occhiali con lenti ambrate per neutralizzare la luce blu. La stanza in cui si dorme deve essere al buio completo, gli apparecchi elettronici e il televisore vanno tenuti altrove e possibilmente le radiosveglie vanno sostituite. Questi stimoli contrastano la fisiologica produzione serale di melatonina e agiscono in ultima analisi squilibrando l'assetto ormonale. 

11) Respirazione: imparare a respirare correttamente comporta una migliore ossigenazione dei tessuti, una riduzione dell’acidosi e quindi del dolore e notevoli benefici dal punto di vista della gestione dello stress. Tecniche di respirazione che si possono apprendere senza difficoltà sono presenti in varie discipline soprattutto orientali: yoga, tai chi, qi gong, pranayama ma anche training autogeno, pilates e così via. 

12) Terapie di supporto: Fitoterapici per ridurre il dolore e l’infiammazione e per regolarizzare la produzione ormonale, funghi medicinali, agopuntura, fisioterapia per la riabilitazione del pavimento pelvico.

13) Tecniche psicoterapeutiche (scegliere le più adatte caso per caso), poiché l'endometriosi è quasi sempre associata a problematiche emozionali legate ai rapporti sessuali non soddisfacenti e talvolta impossibili, alle difficoltà di concepimento e al dolore cronico. Imparare ad ascoltare i propri bisogni emotivi, individuare le aree di conflitto nella propria vita ed essere disposte ad affrontare dei cambiamenti sono premesse indispensabili perché qualunque tipo di terapia porti risultati duraturi e non solo sollievo parziale. Inoltre, imparare una corretta gestione dello stress comporta la riduzione dei mediatori infiammatori e la regolarizzazione della produzione ormonale. 

14) Terapia mitocondriale. I mitocondri sono organelli deputati a produrre energia per la cellula, attraverso l'ossidazione dei nutrienti. I mitocondri però collaborano anche a produrre ormoni, enzimi per la disintossicazione, neurotrasmettitori e regolano l’apoptosi cellulare, cioè l'eliminazione delle cellule invecchiate o patologiche. I mitocondri controllano inoltre il sistema immunitario e la risposta infiammatoria.  Da alcuni studi si è evidenziato che alcune mutazioni del DNA dei mitocondri possono aumentare il rischio di endometriosi. Anche le proteine mitocondriali sembrano diverse nelle donne con endometriosi, così come la qualità dei loro ovociti. L'infiammazione danneggia i mitocondri, compromettendone la funzione e portando a compromissione del sistema immunitario, affaticamento e invecchiamento. La terapia per i mitocondri include sonno adeguato, riduzione dello stress, alimentazione appropriata e riduzione del carico tossico, tutte cose di cui abbiamo già parlato. Ozonoterapia, blu di metilene, fotobiomodulazione con lampade a infrarossi, idrogeno molecolare sono utili presidi per ottimizzare la funzione mitocondriale, ma un’ulteriore chiave è rappresentata dalla dieta chetogenica e dal digiuno intermittente, essendo ampiamente dimostrato che i chetoni hanno fra le loro numerose proprietà benefiche anche quella di migliorare l'attività di queste strutture. 

 

Due parole sulle terapie “ortodosse”.

L'intervento chirurgico di eradicazione è spesso indispensabile, ma è fondamentale che sia eseguito in un centro specializzato, poiché si tratta di chirurgia estremamente complessa, spesso di difficoltà pari a quella oncologica, e richiede elevate competenze per dare garanzia di riuscita. Una eradicazione non radicale comporta alte percentuali di recidiva e basse possibilità di risoluzione dei sintomi. Il frequente coinvolgimento di strutture non di pertinenza ginecologica rende necessaria la presenza di una équipe multidisciplinare, per evitare danni dovuti alla poca esperienza di trattamento di altre aree da parte del chirurgo ginecologo. Inoltre, un occhio poco allenato può non riconoscere lesioni in fase molto iniziale, compromettendo la radicalità dell’intervento.

Il razionale della terapia ormonale sta nella soppressione degli estrogeni, con vari farmaci ad attività progestinica, pillola contraccettiva tradizionale, spirale al progestinico, inibitori del Gn-RH. Tutti questi metodi hanno un discreto successo nel trattamento del dolore ma sono incompatibili con la ricerca di gravidanza e in molti casi comportano pesanti effetti collaterali: vampate di calore e altri disturbi simil-menopausa, aumento di peso, irsutismo, decalcificazione ossea, acne, secchezza vaginale.

Una possibilità alternativa ed efficace, soprattutto per preservare la fertilità, è l'utilizzo di progesterone bioidentico, certamente meno potente nel breve periodo del progestinico ma con effetti spesso sorprendenti sul benessere generale, privo di rischi e di effetti collaterali, fisiologico nella sua azione.

 

La responsabilità della propria salute

Ancora una volta la chiave di tutto è mettersi in gioco e non essere strumenti passivi nelle mani dei medici. Scegliere i terapeuti giusti, informarsi, discutere le possibilità di trattamento, essere disposte a fare delle scelte anche radicali sono la base della guarigione e del benessere.

Prendere un medicinale per anni e anni e sottoporsi a pesanti interventi chirurgici sono spesso opzioni inevitabili, ma guarire dipende da tutt’altro ed è una decisione che sta solo nelle nostre mani.

La malattia è spesso un'opportunità che la vita ci offre per cambiare profondamente la nostra vita; non sbattiamole la porta in faccia e cerchiamo di capire cosa ci sta dicendo, per migliorare non solo i sintomi ma la profondità del nostro essere.

Abbiamo tutto da guadagnarci e pochissimo da perdere.

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