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Conoscere la Dominanza Adrenergica




Se ormai il concetto di dominanza estrogenica, cioè quella condizione causata da uno sbilanciamento fra estrogeni e progesterone, che porta a una serie di problematiche quali sindrome premestruale, fibromi, fibroadenomi mammari e anche tumori estrogeno-dipendenti, è diventato piuttosto familiare, altrettanto non si può dire per quello di dominanza adrenergica, ancora poco conosciuto.

Il primo a parlarne è stato il medico americano Michael Platt, uno dei pionieri della terapia con gli ormoni bioidentici, ricavandolo dalla sua pluridecennale esperienza clinica. Come è intuitivo, si tratta di una situazione in cui l’adrenalina viene prodotta in quantità superiori o in momenti inappropriati rispetto alla necessità.


È ben noto che l’adrenalina sia il primo ormone a intervenire nella risposta agli eventi stressanti, innescando la risposta “fight-or-flight” che mette a disposizione del corpo le risorse per far fronte ai pericoli. L’adrenalina aumenta la glicemia e indirizza il sangue ricco di glucosio ai muscoli per incrementarne l’energia, al cervello per migliorare lo stato di allerta e contemporaneamente restringe i vasi sanguigni che vanno a organi non indispensabili nel momento di allarme, come l’intestino e i reni. Accelera il ritmo cardiaco, aumenta la pressione, dilata le pupille e in definitiva mette l’organismo nella condizione di massima efficienza per il combattimento o la fuga.

Questo meccanismo, che è stato un salvavita nelle epoche passate, nel mondo moderno diventa invece un problema per la salute, in quanto raramente ci si presenta un evento acuto stressante (il leone che ci insegue), ma siamo sottoposti continuamente a stress incessanti a bassa intensità: il traffico, problemi emozionali, il lavoro, la gestione della famiglia, le poche ore di sonno, l’inquinamento acustico, i bilanci finanziari da far quadrare e così via. Poiché gli stressors sono continui, lo è altrettanto la produzione di adrenalina, inducendo la condizione di dominanza adrenergica, causa di numerose patologie, per molte delle quali la medicina attuale non offre soluzioni valide.


Un altro meccanismo che induce secrezione di adrenalina è la carenza di zuccheri a livello cerebrale. In questo caso l’adrenalina interviene a rifornirlo attivando due processi, glicogenolisi (liberazione di zuccheri da fegato e muscoli) e gluconeogenesi (sintesi di glucosio dalle proteine). La ragione principale dell’ipoglicemia è la resistenza insulinica, a sua volta conseguenza di anni o decenni di alimentazione sbilanciata verso i carboidrati e vita sedentaria; l’insulina in eccesso abbassa rapidamente la glicemia e l’adrenalina viene mobilizzata per far fronte alla situazione.


Conseguenza dell’eccesso di adrenalina è il rilascio di cortisolo, sia per stimolo diretto, sia per la situazione di stress indotta dall’adrenalina stessa. Una delle funzioni del cortisolo è il rialzo glicemico, a sua volta induttore del rialzo insulinico.

Ci troviamo quindi in un circolo vizioso in cui adrenalina e cortisolo agiscono insieme per aumentare la glicemia, che a sua volta aumenta l’insulina, che induce ipoglicemia e quindi nuova produzione di adrenalina. Il cortisolo, come l’insulina, favorisce l’accumulo di grasso addominale, aumenta la pressione e la ritenzione idrica, favorisce l’osteoporosi, sopprime il sistema immunitario, riduce la massa ossea, danneggia il sistema cardiovascolare (basti pensare agli effetti di una terapia di cortisone a lungo termine). Inoltre, favorisce la conversione del T4 a reverse T3, una forma inattiva di ormone tiroideo, e una ridotta sensibilità dei recettori periferici al T3; sopprime inoltre la produzione ipofisaria di TSH e GH.


Tutti questi meccanismi ovviamente contribuiscono all’aumento ponderale, resistente a qualunque dieta.

Non solo, ma una serie infinita di problemi possono riconoscere almeno in parte questo meccanismo causale, probabilmente attraverso la rabbia e la tensione più o meno trattenute che l’adrenalina induce:

- ADHD (deficit di attenzione-iperattività)

- Fibromialgia

- Ansia e depressione

- Irritabilità, attacchi di ira

- Sindrome premestruale (PMS)

- Colon irritabile

- Insonnia

- Sindrome delle gambe senza riposo


Come uscire da questo tunnel?


- Apprendere la corretta gestione dello stress, che di per sé è difficilmente eliminabile, è la prima misura. Meditazione, attività fisica, yoga, fitoterapia, tecniche psicoterapeutiche ma anche semplicemente leggere un libro o passeggiare nella natura, trovando uno spazio per sé.

- Un corretto piano alimentare è il secondo, indispensabile passo. Da quanto detto risulta evidente che va adottata una dieta a basso contenuto di carboidrati, che inducono un rialzo glicemico e la conseguente liberazione di insulina, con ciò che ne consegue.

- Terza misura terapeutica secondo il dott. Platt è il progesterone, che previene l’ipoglicemia indotta dall’insulina e ha azione diretta sulla secrezione di adrenalina. Bilanciando inoltre la dominanza estrogenica ed avendo azione miorilassante e ipnoinducente, contribuisce al trattamento di insonnia, PMS, ansia e depressione. Non vi sono studi in letteratura su questo, ma la sua vasta esperienza e la pressoché totale assenza di rischi ed effetti collaterali consigliano comunque un tentativo. La modalità consigliata è la crema transdermica, da applicare 3 volte al giorno prima dei pasti, 1-3 minuti prima dei pasti, in dosaggio da valutare caso per caso in base alla risposta individuale.

- Integrazione pianificata. Molti pazienti con eccesso di adrenalina lamentano deficit di attenzione, a causa dell’ideazione accelerata da essa indotta. Questo può anche indurre un eccessivo consumo dei nutrienti e dei precursori dei neurotrasmettitori. Sappiamo che lo stress prolungato associato ad aumento del cortisolo danneggia l’ippocampo, implicato nei processi di memoria, umore e cognitivi. Fra gli integratori da considerare, acidi grassi omega 3, fosfatidilserina, fosfatidilcolina; aminoacidi e neurotrasmettitori quali 5-idrossitriptofano e GABA, fitoterapici ad azione sedativa e rilassante, nutrienti come vitamina C, glutatione, acido alfa lipoico, vitamina D, magnesio e altre vitamine, da valutare in base al fabbisogno individuale.


E per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio l’interessante libro di Michael Platt “Adrenaline dominance, purtroppo disponibile solo nella versione inglese.





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