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"Le ragazze della montagna", sorprese marocchine e tajine

Aggiornamento: 29 giu 2020

Era l'indomani della vittoria, mai tanto rimpianta, di Cofferati come sindaco di Bologna e Gio ed io partivamo per il Marocco. Giovanna è la mia amica, collega e socia di sempre, insieme avevamo iniziato ad interessarci di linguistica, glottodidattica e condividevamo la passione per l'arabo e la sua cultura. Ormai da anni insegnavamo italiano L2 praticamente a tutte le comunità marocchine dell'Appennino Tosco-Emiliano tanto da meritarci l'appellativo di "Le ragazze della montagna". Per noi non era solo insegnare L2 quelle quattro ore settimanali a scuola, no! Per noi entrare in contatto con gli apprendenti voleva dire conoscere la loro storia, la loro scolarità pregressa, la scolarità dei genitori, la zona di provenienza, la famiglia. Insomma un'indagine a 360 gradi che ci ha portato a conoscere interi nuclei familiari: mamme, zie, sorelle che poi sono, a loro volta, diventate nostre studentesse nei corsi organizzati appositamente per loro. Una magia! Donne che non si erano mai sedute dietro un banco che all'improvviso imparavano prima a tenere in mano una matita, poi a riconoscere pochi gruppi di lettere e quando arrivavano a riconoscere il loro nome e a scriverlo era una festa per tutte. Ricordo una volta durante un corso a Gaggio Montano, a fatica, dopo aver fatto visita alle famiglia ad una ad una, eravamo riuscite a mettere insieme un gruppo di donne analfabete, quasi tutte di origine marocchina. Era il primo giorno e come da routine io cercavo di presentarmi, farle presentare, dire i loro nomi. Una gran fatica perché molte di loro, nonostante la lunga permanenza in Italia, ancora parlavano molto poco. E mentre io mi prodigavo in mille modi a cercare di tirare fuori un suono che avesse un senso, una di loro all'improvviso dice "maestra, adesso basta parlare, facciamo scuola!". Le mie certezze sulla didattica hanno vacillato un attimo, ma poi, anche questo corso è stato di grandi soddisfazioni.

Ma torniamo a quel luglio 2004: Giovanna ed io avevamo deciso di prenderci un mese per 1) approfondire lo studio del marocchino e dell'arabo classico; 2) indagare le aree di provenienza dei nostri utenti, storia migratoria, tradizioni, scolarizzazione ecc.; 3) incontrare qualche docente, referente, rappresentante di quella comunità e di quella cultura che ci potesse raccontare qualcosa in più sulle caratteristiche della migrazione marocchina in Italia.

In quegli anni, una libraia di Marrakech aveva iniziato un progetto di biblioteca itinerante: con un furgone carico di libri portava letture nelle campagne del territorio intorno a Marrakech. Contemporaneamente era nato un progetto che coinvolgeva diverse associazioni del territorio nazionale "La carovane civique" che si occupava di scolarizzazione, lavoro femminile e molto altro. Di questo progetto aveva scritto la famosa scrittrice e sociologa Fatima Mernissi nel libro "Les Sindbad Maroccaines. Voyage dans le Maroc civique" e che Gio ed io adoravamo: avevamo letto tutti i suoi libri e avevamo usato "L'harem e l'occidente" in particolare, in molti corsi di formazione sulle donne nel Mondo Arabo. "Fatimona" la chiamavamo affettuosamente tra di noi.

Decidemmo di fare base a Marrakech: abbiamo trovato una stanza in uno dei riad più economici della città, ma pulito, tranquillo e soprattutto ci trattavano come due di famiglia.

In pochi giorni abbiamo trovato un'insegnante di origine siriana (soprannominata "La megera") per le lezioni di arabo classico e, vagando nella medina, abbiamo trovato l'immancabile amico la cui nonna è diventata la nostra perfetta e adorata insegnante di marocchino. Quando non eravamo a lezione, facevamo ricerche in rete, incontravamo docenti, insegnanti, la libraia Jamila e altri per approfondire la nostra ricerca. Un giorno, ormai appurata la zona di provenienza di quasi tutti i nostri apprendenti adulti e minori, decidiamo di intraprendere un breve viaggio nelle zone di provenienza degli stessi. Mentre viaggiavamo, intervistavamo, scrutavamo paesaggi, case, persone, un'idea sempre più persistente si faceva strada nella nostra testa: incontrare Fatima Mernissi! Chi meglio di "Fatimona" avrebbe potuto illuminarci. E così, la nostra ultima tappa prima del rientro alla base è stata Rabat e l'università Muhammad V dove Madame Mernissi aveva una cattedra di sociologia. Purtroppo, poiché era luglio inoltrato, "Fatimona" era al mare e sarebbe rientrata solo dopo qualche giorno. Che delusione! Ma la segretaria deve aver notato il nostro disappunto: "Volete lasciare un messaggio? Lo consegno appena rientra", ci ha detto. Un po' stupite e incerte sul da farsi, io e Giovanna abbiamo preso il foglio e la penna che la gentile segretaria ci stava porgendo. Sembravamo due scolarette alle prese con il tema di terza elementare "Quali sono i tuoi sogni da grande?". Abbiamo scritto quella che nella nostra memoria si è impressa come "la letterina", in fondo c'era il telefono del riad dove alloggiavamo. Vergognandoci un po', l'abbiamo consegnata alla segretaria e abbiamo lasciato l'università e Rabat senza alcuna speranza.

Rientrate a Marrakech abbiamo ripreso tutte le nostre attività, compresa quella di vagare per le viuzze delle medina, lasciandoci guidare da una monetina: testa si va a destra, croce a sinistra.

Una sera, rientrando dopo cena, il ragazzo della reception ci ferma e ci dice che ha telefonato qualcuno per noi. Penso subito a Roberto, ma in realtà non mi chiamava a quel numero. Chi mai poteva essere? Indaghiamo un po': "una signora da Rabat, ha detto di richiamarla subito". .... Silenzio! Giovanna ed io siamo rimaste per un lungo attimo senza fiato, prima di andare completamente nel panico! Ci siamo guardate sgranando gli occhi senza sapere bene cosa fare. "Chiama tu!" dice Giovanna. "Io??? Ma tu parli francese molto meglio di me, chiama tu". A onor del vero il mio francese è pessimo! Insomma dopo attimi di panico, emozione e autentico stupore abbiamo chiamato. "Sì, sì ho ricevuto il vostro messaggio, vorrei incontrarvi. Domani va bene per voi? Questo è il mio indirizzo, vi aspetto alle 17, siete mie ospiti, A domani". Ecco, questa è stata la conversazione con "Fatimona". Naturalmente 1) quella notte nessuna delle due ha dormito; 2) abbiamo annullato tutte le nostre lezioni, appuntamenti, impegni; 3) in quattro e quattr'otto abbiamo organizzato il nostro viaggio per Rabat la mattina seguente. Che emozione, avremmo incontrato Fatima Mernissi, una delle voci più autorevoli in fatto di donne, islam, Marocco. L'avevamo letta, studiata, amata e ora eravamo su un treno diretto a Rabat per incontrarla. Fatima Mernissi era una donna forte, diretta e super organizzata. Appena siamo arrivate, ci ha fatto lasciare le nostre cose nella stanza dove avremmo trascorso la notte e ci ha affidato al suo autista che aveva il compito di accompagnarci nella sua libreria preferita: "Lì troverete un sacco di libri interessanti, alle 19 rientrate, ho organizzato una cena con delle persone che potranno esservi utili". Esterefatte! Eravamo semplicemente rapite da quella donna! La sera a cena abbiamo approfondito tutti gli argomenti che ci interessavano con una giornalista di non ricordo bene quale importante rivista, il presidente della Carovane Civique e naturalmente lei. Credo che anche quella notte abbiamo dormito poco!

La mattina seguente Madame Mernissi ci ha salutato così: "a ottobre sono a Bologna, informatevi bene, vi voglio lì". E così è stato, a ottobre eravamo sedute di fianco a Fatima Mernissi durante interviste e incontri e ci siamo meritate pure una menzione per il nostro capillare lavoro di ricerca, insegnamento, alfabetizzazione e formazione "Les Sindbad Italiennes", così ci ha chiamato. Inutile dire che questa esperienza, oltre a rimanere un ricordo indelebile, ci ha dato maggiore energia e ancor più entusiasmo.

Quello che forse molti non sanno è che anche Fatima Mernissi era un'amante e un'estimatrice della buona cucina, a casa sua abbiamo mangiato un ottimo couscous, ma ahimé contiene glutine, quindi a coronamento di questo racconto, ho optato per una ricetta di uno dei miei tajine preferiti dell'epoca in cui mangiavo ancora carne! Quando lo cucinavo i miei ospiti erano sempre entusiasti, lo preparavo nell'omonima pentola che è anche molto scenografica, ma seguendo le istruzioni e se ce l'avete, viene ottimo anche nella slow cooker. Buon appetito!

Tajine di coniglio con prugne secche

ingredienti (per 4 persone)

800 gr. di coniglio 250 gr. di prugne secche la scorza di 1/2 limone 1 cipolla 1 cucchiaino di cannella 1 bustina di zafferano in polvere 1 cucchiaio di aceto di mele

2 cucchiai di ghee ;

sale e pepe q.b.

Preparazione

Affettare la cipolla e grattugiare la scorza di limone. Mettere nel piatto della tajine il ghee e farlo sciogliere. Quando il ghee è completamente sciolto e caldo, aggiungere la cipolla e il cucchiaio di aceto di mele. Lasciare sfumare per qualche minuto senza coperchio. Aggiungere i pezzi di coniglio e adagiarli sopra alla cipolla, salare, pepare e aggiungere lo zafferano che avrete sciolto in mezz bicchiere d’acqua e la cannella. Cuocere per circa 30 minuti, alla fine aggiungere le prugne e la scorza di limone e cuocere per altri 15 minuti.


Lucia Di Lucca

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