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Vitamina K2, l'alleata di cuore e ossa


Nel precedente post sulla vitamina D vi avevo anticipato che c’è un’altra sostanza che andrebbe sempre ad essa associata per ottimizzarne gli effetti, cioè la vitamina K2, un'ulteriore rappresentante delle vitamine liposolubili dalle proprietà straordinarie.


Andiamo quindi a conoscerla un po' meglio.

La vitamina K2 fa parte di un gruppo di tre sostanze chimicamente denominate naftochinoni:

- Vitamina K1 o fillochinone, di origine vegetale, ben rappresentata nella dieta

- Vitamina K2 o menachinone, di origine prevalentemente batterica, sintetizzata dal microbiota (i batteri che vivono nell’intestino) a partire dalla K1. Comprende diversi sottotipi a seconda della lunghezza della catena laterale. I menachinoni MK-7 a catena lunga sono i più efficaci perché meglio assorbiti a livello intestinale, rispetto a quelli a corta catena MK-4. Ne occorre quindi un dosaggio minore e sono più biodisponibili per ossa, arterie e tessuti molli.

La vitamina K2 si può trovare già trasformata in alimenti fermentati, in particolare il natto (soia fermentata), di ampio consumo in Giappone. Un’altra fonte di vitamina K2 è il grasso di animali nutriti ad erba, quindi in particolare burro e ghee (burro chiarificato) di vacche alimentate al pascolo.

- Vitamina K3 o menadione, di origine sintetica.


La definizione deriva dal termine Koagulation vitamin, ad indicare l’azione prevalente antiemorragica. Infatti la vitamina K1 interviene nella sintesi della protrombina e quindi regola il meccanismo della coagulazione.

Mentre la K1 era conosciuta fin dagli anni 30 del secolo scorso, la K2 è stata correttamente identificata nel suo ruolo solo alla fine degli anni 90 e solo a partire dal 2007 ci si è resi conto della enorme carenza nella popolazione e del suo impatto sulla salute umana. Ancora oggi viene spesso confusa con la K1, nonostante la sua azione sia totalmente diversa e indipendente da essa.


In realtà il dentista Weston Price, noto come il “Darwin dell’alimentazione” per aver identificato gli effetti deleteri dell’alimentazione moderna studiando le popolazioni che ancora vivevano secondo lo stile di vita tradizionale, già nel 1939 aveva pubblicato un lavoro in cui veniva descritta in modo pressoché perfetto, denominandola Fattore X.

Price si rese conto perfettamente che il declino fisico che si stava compiendo sotto i suoi occhi nel passaggio da una generazione alla successiva, con l’adozione di una dieta occidentale, era legato all’assenza di fattori essenziali che avevano garantito la buona salute e l’armonico sviluppo dei loro progenitori. Scoprì che le diete delle culture tradizionali contenevano almeno quattro volte i minerali e le vitamine idrosolubili presenti nell’alimentazione americana degli anni 30, ma soprattutto almeno dieci volte più vitamine liposolubili. Fra queste, la A e la D erano già state correttamente identificate all’epoca, ma Price identificò nel misterioso fattore X il responsabile della salute di denti e ossa e creò un olio, derivato da burro di mucche al pascolo, con il quale, associando il ripristino di una corretta alimentazione, ottenne risultati stupefacenti per la cura dei suoi pazienti.


La K2 infatti regola l’omeostasi del calcio e il metabolismo dell’osso, tramite l’attivazione della Matrix GLA Protein (MGP o periostina), una proteina che, legando il calcio circolante nel sangue, ne impedisce la precipitazione nelle pareti arteriose. Al contrario, sembra svolgere un’azione opposta a livello osseo, favorendo la deposizione di calcio attraverso l’attivazione di una Bone GLA Protein (osteocalcina). Studi in vitro indicano che la vitamina K2 riduce significativamente la deposizione di cristalli di calcio e incrementa il processo di osteogenesi a livello osseo. Nell’animale da esperimento la supplementazione di vitamina K2 ha ridotto in 6 settimane le calcificazioni aterosclerotiche.


Nel 2015 Knapen e Coll. Hanno pubblicato il primo studio randomizzato in doppio cieco, i cui risultati confermano la riduzione del rischio cardiovascolare con l’assunzione di vitamina K2. Dopo tre anni di integrazione con 180 mcg si è osservato un miglioramento statisticamente significativo dell’elasticità vascolare.


Da alcune ricerche sembra che esista una relazione tra bassi livelli di vitamina K2 nel sangue e rischio di fratture e osteoporosi. In particolare la vitamina K2 agisce in modo sinergico con la vitamina D per il miglioramento della densità ossea, in quanto la vitamina D sembra stimolare la sintesi di osteocalcina, attivata grazie all’intervento della vitamina K2. Alcuni studi in vivo e in vitro, in particolare anche lo studio europeo EPIC, hanno evidenziato un ruolo antineoplastico della vitamina K2, soprattutto per quanto riguarda polmone e prostata, ma anche leucemie e mieloma. Tale capacità sembra essere legata all’induzione da parte della vitamina dell’apoptosi delle cellule cancerose.


La carenza di vitamina K2 al momento non è facilmente diagnosticabile in laboratorio; per il suo tipo di metabolismo si ritiene che sia frequente in presenza di malattie epatiche e biliari, celiachia ma anche di parassitosi e disbiosi intestinale. Terapie antibiotiche prolungate, attraverso l’alterazione del microbiota, possono causare deficit di K2. Nelle persone obese il tessuto adiposo ne favorisce il sequestro, quindi, come per la vitamina D, si instaura quasi sempre una condizione di deficit.

Gli anticoagulanti a base di warfarin (Coumadin) agiscono in virtù del loro effetto anti-vitamina K e creano quindi un deficit anche di K2, a causa del quale il loro uso a lungo termine è associato a maggior incidenza di osteoporosi, fratture e calcificazioni vascolari.

Peraltro è quasi certo che il deficit interessi una fascia di popolazione molto più ampia, in quanto i cibi dai quali se ne riesce ad assumere un quantitativo rilevante sono scarsamente rappresentati nell’alimentazione standard occidentale e la quota prodotta dal microbiota intestinale è molto soggettiva, in relazione soprattutto allo stato di eubiosi dell’individuo. Terapie antibiotiche frequenti o prolungate, così come chemioterapici, statine e altri farmaci ad impatto sfavorevole sui nostri batteri amici, accentuano ulteriormente questa carenza riducendo anche la quota di produzione endogena.


Non si conoscono controindicazioni alla somministrazione di vitamina K2 e in letteratura non sono mai stati riportati danni da tossicità. Al contrario, la sua carenza si ritiene possa essere almeno in parte responsabile di numerose problematiche di salute cardiovascolare e ossea.


Il dosaggio consigliato in prevenzione va dai 100 ai 200 mcg/die se si parla della forma MK-7, mentre occorrono supplementazioni dell’ordine di 45 mg/die per la MK-4, molto meno attiva.

Esistono studi preliminari che sembrano dimostrare che alte dosi di vitamina K2 (fino a 1600 mcg/die) riducano lo spessore della placca ateromasica. In quanto vitamina liposolubile è consigliata l’assunzione durante un pasto contenente grassi. La somministrazione non è controindicata in corso di terapia con warfarin perchè non ha interferenza con la coagulazione ma vanno valutati attentamente i rischi e i benefici.

La vitamina K2 andrebbe somministrata sempre quando si fa una supplementazione di vitamina D, soprattutto ad alto dosaggio, per evitare il rischio di depositi di calcio in sede vascolare e renale.

È fondamentale anche in gravidanza e allattamento per favorire un corretto sviluppo osseo del bambino.

Il mito dell’alimentazione a basso contenuto di grassi ci espone fra le altre cose a una pericolosa carenza di vitamine liposolubili e se possiamo pensare (spesso a torto) di poter accumulare sufficiente vitamina D con l’esposizione solare, è del tutto impossibile un adeguato apporto di K2 senza corretta assunzione di grassi, in particolare il prelibato ghee da animali allevati al pascolo, il burro di montagna, il tuorlo d’uovo, le anguille e (per chi apprezza) le frattaglie animali. Non dimentichiamo naturalmente i fermentati: se il natto, dall’aroma di calzini indossati per una settimana in estate, difficilmente può incontrare il nostro gusto di occidentali, formaggi come Cheddar e Camembert, kefir e crauti possono essere un supporto all’integrazione, peraltro quasi sempre necessaria.

Per approfondire consiglio:


Bertoletti M, Raffelli R. Menopausa- Il tempo ritrovato. Universo Editoriale, 2020


Knapen M.H.,Menaquinone-7 supplementation improves arterial stiffness in healthy postmenopausal women. A double-blind randomised clinical trial.ThrombHaemost. 2015 May;113(5):1135-44


Nimptsch K. et al,Dietary vitamin K intake in relation to cancer incidence and mortality: results from the Heidelberg cohort of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC-Heidelberg).Am J ClinNutr. 2010 May;91(5):1348-58


Rhéaume-Bleue K., La vitamina che ti farà vivere 100 anni. Newton Compton Editori, 2017


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